Fabbrica della seta alla Reggia di Caserta
Che i genitori dimentichino di interferire negli affari di cuore dei figli. Così era scritto nel codice di legge di Ferdinando VI. Tra la fine del diciottesimo e l'inizio del diciannovesimo secolo, Ferdinando VI, re di Napoli, stava tentando di realizzare una fabbrica a Caserta, esteso centro cittadino a nord della capitale della pizza. Vicino al Palazzo Reale, ai piedi del Belvedere di San Leucio, la fabbrica a cui egli pensava riguardava la lavorazione della seta.
Il legame tra la seta e gli intrecci familiari non sembra molto forte, eppure, la legge ferdinandea si rivelò meno liberale di ciò che sembrava inizialmente. Solo coloro che lavoravano la seta potevano sposarsi e quando il giovane re aprì in Italia la prima scuola pubblica e gratuita all'interno della fabbrica di seta di San Leucio, ciò segnò l'inizio una fitta rete produttiva.
Nel momento in cui il re fece avviare un processo completo di produzione della seta, tutte le famiglie presero parte a tale mestiere. I bambini del luogo impararono l'arte della seta sin da piccoli, nei banchi di scuola. Uomini e donne vennero impiegati in tale processo ed i telai entrarono addirittura nelle case, a simboleggiare la continua pratica di questo mestiere.
Sotto una luce moderna, ciò significa non separare abbastanza il lavoro dalla vita familiare, o l'educazione dall'economia. Ma per allora, questa sorta di illuminismo sociale promosso da Ferdinando, contribuì abbastanza ad aprire la casta aristocratica e a dare alla gente maggiori opportunità.
Tutto ciò ha inoltre creato un'industria della seta tutta italiana che ha origine, appunto, dalla Reale Fabbrica di San Leucio. Attualmente elencata come patrimonio dell'umanità e situata nella città di Caserta, a poca distanza da Napoli, la fabbrica della seta è aperta alla curiosità dei visitatori che possono così ammirare le stanze reali, il sito industriale, il museo della seta, le case dei lavoratori e il giardino.





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