I riti legati all’Epifania in Friuli
Nel giorno dell’Epifania in Friuli si rivivono solenni cerimonie religiose che affondano le loro radici in antiche usanze cristiane.
Si comincia con Cividale, l’antico Forum Iulii e primo ducato dei longobardi in Italia, dove il 6 gennaio si può assistere alla Messa dello Spadone seguita da una rievocazione storica con un corteo di figuranti in costume che sfilano per le vie e le piazze della cittadina tra musiche e ambientazioni medioevali. Questa funzione religiosa ricorda la solenne cerimonia con cui Marquardo von Randeck, patriarca di Aquileia residente a Cividale, venne insignito del potere civile, militare e politico da parte dell’imperatore. Originario della Svevia e figlio di un cavaliere, Marquardo fu un uomo di profonda cultura giuridica e contribuì alla redazione del corpo di leggi che funsero da base del diritto friulano fino alla caduta della Repubblica Veneta.
La messa non è soltanto una rievocazione storica ma un vero e proprio rito celebrato nel Duomo di Cividale. Si inizia con la processione del clero che esce dalla sacrestia con un ordine ben preciso: per primo il chierichetto che regge la croce, poi altri due con i candelieri, a seguire i numerosi canonici, il suddiacono ed il diacono e infine il celebrante.
Il diacono indossa, oltre ai soliti paramenti sacri, anche un elmo piumato mentre con la mano sinistra sorregge l’Evangeliario e con la destra impugna la spada, a sottolineare il doppio significato liturgico e politico della cerimonia. Lo spadone, da cui prende nome la messa, deve il suo nome ai suoi 109 centimetri di lunghezza, è ancora quello originale offerto dai cividalesi al patriarca Marquardo in occasione del suo ingresso a Cividale e reca il suo nome inciso sulla guardia dell’elsa. Il diacono usa questa spada in diversi momenti, sollevandola e vibrando tre colpi in aria in segno di saluto o benedizione durante la liturgia che è celebrata in latino e ritmata da antichi canti aquileiesi. Anche l’Evangelario è molto antico: un codice del XV secolo racchiuso in una copertura in lamina d’argento sbalzata del XIII secolo, adoperato esclusivamente per quest’occasione.
Al termine della messa si svolge la rievocazione storica dell’entrata del patriarca a Cividale: 250 comparse tra nobili, dame, religiosi, scudieri e cavalieri, falconieri e paggi con abiti d’epoca riprodotti fedelmente e accompagnati da rulli di tamburi e squilli di tromba ricostruiscono un importante frammento di storia cividalese. Alla sera da non perdere il concerto di musica medievale nella chiesa di San Francesco, con strumenti del tempo.
A Gemona del Friuli il 6 gennaio si celebra un’altra liturgia epifanica: la Messa del Tallero. Quest’antica usanza affonda le sue radici nel medioevo, quando la gente del luogo, spesso vittima delle scorrerie di invasori provenienti d’oltralpe, si organizzò in forme autoctone di protezione e difesa. La cerimonia d’investitura degli uomini che si assumevano il compito di difendere la comunità prevedeva un atto di sottomissione, oggi fedelmente riproposto, con la donazione da parte degli aspiranti di un tallero, antica moneta locale, al celebrante come segno di sottomissione del potere temporale a quello spirituale. La cerimonia del tallero inizia con un lungo corteo storico in costume, che accompagna il sindaco della città attraverso la medioevale via Bini fino al Duomo di Santa Maria Assunta, dove il primo cittadino offre in dono all'arciprete un tallero accompagnato dal suono dei tamburi e scortato da un drappello di guardie.







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