Alla scoperta del Salento
Il mio Salento...
Oggi si intende per Salento l’intera provincia di Lecce parte di quella di Brindisi e parte di quella di Taranto. Il territorio così delineato trova una sua omogeneità dal punto di vista culturale tramite un comune dialetto, fortemente diverso da quello parlato nel resto della Puglia.
Il dialetto salentino trae la sua origine dal greco, al pari dei dialetti siciliano e calabrese con cui condivide termini e sonorità. Antichissime sono infatti le relazioni fra questa terra e l’oriente. La penisola salentina è infatti una terra protesa verso est sia da un punto di vista geografico (Otranto dista solo 70 km dall’Albania), sia culturalmente grazie ai contatti commerciali e alle dominazioni che si sono succedute nel corso dei secoli.
Taranto, antica colonia spartana, fu parte integrante della mitica Magna Grecia il cui splendore è oggi ammirabile nel famoso Museo degli Ori. Ma l’impronta decisiva a questa terra fu data in epoca medievale dalla grande civiltà bizantina: in pieno medioevo giungono da oriente i monaci basiliani (della città di Basilea), che per sfuggire alla furia iconoclasta attraversarono il mare e si insediarono nella Puglia meridionale, portando con sé la loro arte e i loro riti. Fondarono chiese e monasteri, influenzarono l’arte, la vita religiosa e il costume per secoli, tanto che il culto greco-ortodosso sopravviverà nel Salento fino al 1700.
Seguirono i normanni, gli svevi, i francesi fino a giungere alla dominazione spagnola, che ancora una volta cambiò volto a questa terra rivestendola di un barocco fastoso. L’autentica protagonista di questa straordinaria stagione artistica è la pietra leccese: un calcare bianco e tenero, docile alla mano dell’artista. Tutto ha inizio a metà ‘500 con la grande fabbrica della Basilica di Santa Croce dove generazioni di artisti impareranno l’arte per poi esportarla in ogni singolo paese del Salento. Così il barocco leccese si espande fino a diventare salentino, spuntano come fiori capolavori artistici a Maglia, Nardò, Gallipoli e poi su fino a Martina Franca, trasformando questo estremo lembo di sud in un autentico giardino di delizie.
Il mare
Il Salento può vantare non solo quasi 200 km di costa, ma ben due mari (Adriatico e Ionio) dalle acque cristalline. Le coste sono varie: si passa dalle zone sabbiose dell’alto Salento fino alla ripida scogliera di Santa Maria di Leuca su cui sorge non a caso il Santuario di Santa Maria di Finibus Terrae. Oltre ai tanti lidi attrezzati meritano una visita i parchi marini e le oasi protette del Salento: Torre Guaceto nelle vicinanze di Brindisi (comune di Carovigno) e la riserva de Le Cesine non lontana da San Cataldo sull’Adriatico, e l’oasi marina di Porto Selvaggio (Comune di Nardò) sullo Ionio.
Arte, fede e suggestioni
Il Salento va annoverato sicuramente fra le zone d’Italia che maggiormente hanno conservato una propria identità culturale. Le antiche tradizioni salentine sono oggi più vive che mai. Prime fra tutte musica e ballo, che affondano le proprie radici nella tradizione delle Tarantolate: uno strano fenomeno che si pone in una zona d’ombra fra fede e magia.
Fino agli inizi degli anni '70 alcune contadine venivano colte nel mese di giugno da uno strano male, attribuito al morso di un grosso ragno: la tarantola. I ragni in realtà non centravano niente. Era piuttosto un male dell’anima, una sorta di sfogo alle quotidiane frustrazioni di una condizione femminile particolarmente disagiata a cui le donne potevano ribellarsi solo durante il rituale delle tarantolate. Ecco allora le donne prima cadere in uno stato di profonda depressione e malattia fisica, per poi guarire tramite il ballo. Il rituale prevedeva che un gruppo di musicisti si recasse a casa della tarantolata e cercasse di stimolarla a ballare al ritmo sfrenato della musica popolare leccese. Dopo ore e ore di ballo la tarantolata veniva condotta presso la cappella di San Paolo a Galatina dove beveva l’acqua del pozzo benedetto dal Santo, riacquistando così la pace.
Oggi le tarantolate non ci sono più, ma è rimasta la musica e ballo che ha trovato nella pizzica pizzica la sua dimensione antica e moderna al tempo stesso. L’occasione per partecipare ai balli o semplicemente assistervi è data dalle tantissime feste e sagre che ogni anno colorano l’estate salentina.
Gastronomia
Estremo lembo d’Italia il Salento, distante e quasi isolato per lungo tempo, ha mantenuto radicate le proprie tradizioni culinarie. Tutto qui assume una particolarità, una tipicità che differenzia ogni prodotto ed ogni piatto già dalla cucina pugliese. Ecco allora il pane arricchirsi di olive, o mutare con l’aggiunta di cipolla per divenire la Puccia. Prelibato anche il tipico rustico leccese ripieno di formaggio e besciamella con una punta di pepe.
La campagna salentina è dominata dal colore rosso della terra su cui crescono da secoli spettacolari ulivi che si alternano a vigneti alti ed ortaggi. Cospicua quindi la produzione di olio extravergine di oliva e vini fra cui primeggiano il Primitivo di Manduria e il Negroamaro di Copertino.
Tanti i piatti a base di pesce come ad esempio Scapecce di Gallipoli: pesci fritti aromatizzati allo zafferano. Ristoranti tipici e antiche osterie caserecce sono pronte ad accogliervi; ma da non perdere sono anche le tantissime sagre che si svolgono su tutto il territorio. Da Lecce fino al più piccolo paesino se contano diverse decine e nel periodo estivo è praticamente impossibile non imbattersi in una di esse.
Le 10 cose da vedere e fare
1. Visitare la Basilica di Santa Croce a Lecce
2. Ammirare il pavimento a mosaico della Cattedrale di Otranto
3. Visitare la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina
4. Visitare il centro storico di Gallipoli
5. Visitare il Museo degli ori di Taranto
6. Ammirare le ceramiche di Grottaglie
7. Visitare la chiesa paleocristiana di Casarano
8. Fare una gita ai laghi Alimini
9. Godersi il mare incontaminato della riserva di Torre Guaceto
10. Passeggiare nella natura della riserva di Porto Selvaggio





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