Le origini antiche dei vini della Sardegna
Dal più conosciuto, quasi il simbolo della produzione vinicola sarda, il Cannonau, rosso e corposo, al Nuragus di Cagliari fino al raffinato Carignano del Sulcis, che arriva dal sud ovest dell’isola.
Il vino è uno dei prodotti di eccellenza della Sardegna, di una gastronomia fatta di sapori semplici e in gran parte legati al mondo agropastorale. Su una tavola sarda difficilmente manca un bicchiere di vino buono, spesso di produzione propria, ed è d’obbligo in tutte le ricorrenze, come il bianco, anche passito, che accompagna i dolci secchi alle mandorle.
Quella sarda non è una vendemmia dai grandi numeri ma di alta qualità: come conferma anche quest’anno la raccolta di settembre. Il Gambero Rosso, che pubblica ogni anno una guida dei migliori vini italiani, ha inserito nella classifica delle eccellenze undici etichette di produzione locale. Una lista che vede primeggiare ancora una volta il rosso Cannonau, il bianco Vermentino della Gallura (nord Sardegna) e il Carignano del Sulcis, ma anche il Perda Pintà di Mamoiada, paese dell’interno dell’isola.
Tra i vini Doc (denominazione di origine controllata) spiccano i liquorosi, come la Malvasia di Cagliari e la Vernaccia di Oristano, oltre al prodotto di un vitigno rosso presente in tutta la Sardegna: il Monica.
Sono tanti i borghi sardi “città del vino” che d’estate, in occasione di San Lorenzo, il 10 agosto, aderiscono alla manifestazione nazionale Calici di stelle. La notte si aprono le cantine e viene proposto ai visitatori un tour di degustazioni, una serata che è anche l’occasione per acquistare qualche bottiglia di qualità.
Tra le località più frequentate ci sono Jerzu, poco distante dalla costa orientale, Dorgali e l’isola di Sant’Antioco, a sud ovest. Le origini della viticoltura sarda sono ancora incerte, alcuni pensano sia una pianta originaria e che sia stata solo innestata, altri che sia stata introdotta dalle popolazioni che si sono stanziate nell’isola come i fenici, esperti viticoltori.
La vite diventò la principale coltura con l’arrivo dei punici specie attorno a Karalis (l’attuale Cagliari), a Tharros, vicino a Oristano e a Olbia. La sua coltivazione continuò sotto il dominio romano fino alla stasi del periodo medioevale da cui si uscì nel successivo periodo giudicale, soprattutto grazie alla giudicessa Eleonora d’Arborea che, nella Carta de Logu (una sorta di Costituzione) dedicò apposite norme ai vigneti e alla loro cura.





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